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La diagnosi fogliare, cioè l’analisi chimica delle foglie o altri organi e tessuti (piccioli, viticci, fiori, ecc.) per la stima delle disponibilità e del fabbisogno di nutrienti si fonda sull’assunto che la concentrazione degli elementi minerali in un tessuto vegetale rispecchi le dotazioni nutrizionali del terreno e lo stato nutrizionale delle piante, consentendo di definire un «livello critico» ovvero, in alternativa, un «intervallo di concentrazione ottimale» per ciascun nutriente.

La validità dell’assunto è limitata dalle numerose cause di variazione della composizione chimica della sostanza secca delle piante: non solo le disponibilità nutrizionali, ma anche le condizioni pedoclimatiche, il tipo e l’età del tessuto e, su base genetica, la specie e la varietà. Inoltre le risposte produttive delle colture e le concentrazioni di elementi nutritivi nei tessuti non sono legate da relazioni lineari e, se si considerano contemporaneamente più nutrienti, tendono ad assumere maggiore importanza le interazioni tra elementi, con effetti di sinergismo e di antagonismo.

È anche da sottolineare che il dosaggio della concentrazione totale di un elemento nella sostanza secca di un tessuto non sempre permette un giudizio corretto sullo stato nutrizionale della pianta. Non è infrequente, per esempio nella clorosi ferrica che si verifica su terreni calcarei «clorosanti», che sintomi accentuati di carenza di ferro si accompagnino a concentrazioni uguali o superiori a quelle dei tessuti di piante con vegetazione normale («paradosso della clorosi»).

Ciò si può comprendere considerando che lo sviluppo complessivo della pianta carente è, in genere, limitato e che pertanto le pur minori quantità assorbite si concentrano in una massa di sostanza secca prodotta molto minore mentre, in una condizione metabolica alterata, cambia la ripartizione dell’elemento tra le diverse sue forme presenti nel tessuto. Questa è la ragione per cui sono meglio correlate con l’intensità dei sintomi di carenza le frazioni dosabili dopo estrazione con specifiche soluzioni estraenti (ad esempio nel caso della clorosi ferrica il ferro estraibile con soluzioni acide diluite dal tessuto fogliare essiccato).

In conclusione, la dignostica fogliare può essere utile complemento di altre osservazioni per un giudizio circa lo stato nutrizionale di una coltura purché siano stati collezionati, per aree omogenee dal punto di vista pedoclimatico e per specie vegetali definite, rappresentativi valori di riferimento sulla base dei quali valutare la «normalità» della composizione elementare dei tessuti analizzati.

 

Fonte: http://www.informatoreagrario.it